Avrete visto, forse anche letto, i post-it che, nel giro di qualche giorno, hanno coperto il tricolore italiano affisso vicino all’aula insegnanti: sono l’esito di una riflessione che alcuni docenti hanno fatto nelle loro classi sul significato del 25 aprile. È importante, pensiamo, trovare alcuni momenti in cui, come scuola e quindi come comunità e cittadinanza, ci si riconosca in quanto appartenenti a un passato comune e a un presente da costruire insieme.

In classe abbiamo prima chiarito il significato storico della Resistenza e della Liberazione, poi ci siamo interrogati sul nostro desiderio di libertà oggi: i partigiani hanno combattuto per “liberarsi da” e per consentirci di essere “liberi di”.

Non è stato facile per tutti esporsi in prima persona: alcuni studenti hanno interpretato la domanda in senso politico, altri hanno declinato le loro risposte in forma più personale, a volte anche intima. Ci sono occasioni, spesso imprevedibili, in cui l’aula diventa una palestra per esercitare le emozioni, questa è stata una di quelle. Si fa fatica, ma poi si sta meglio, ci si sente rigenerati. La fatica, questa volta, è stata quella di denunciare il disagio, a volte l’ansia e l’angoscia, che provoca il sentirsi oggetto di valutazione.  Il desiderio di libertà prevalente nelle frasi dei post-it riguarda infatti i pregiudizi, i giudizi negativi, quelli parziali, la valutazione scolastica in particolare.

Ho appiccicato anch’io il mio foglietto: “Vorrei liberarmi dall’obbligo della valutazione”, ci ho scritto sopra. Questo è infatti il peso più grande che devo sopportare nello svolgere una professione che, per quanto mi riguarda, continuo a ritenere la più bella di tutte. In aula insegnati molti colleghi erano d’accordo con me.

È emerso un desiderio di liberazione comune, quindi. Liberazione da un peso sopportato da entrambe le parti in gioco. Forse allora varrebbe la pena di continuare almeno ad interrogarci su questo aspetto, in vista di una soluzione che faccia star meglio tutti, docenti e studenti.

Silvia Uggetti

 

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