Verso casa

Riassunto: La morte di Rommel, la lettura di un fascicolo e la rivelazione del figlio Brandon fanno ragionare O’Connor. Dopo un anno dal suo arrivo in Europa si ritrova da solo con il Fuhrer, ma decide di non ucciderlo e di parlargli. Hitler lascia la sala del Comando.

-Attenzione! Tra sessanta secondi avverrà il lancio. Ricordiamo di non guardare nella direzione dell’esplosione e di rifugiarsi negli appositi spazi.
-Kid. Andiamo.

O’Connor usciva dal palazzo del Comando per l’ultima volta. Doveva trovare un modo per raggiungere Eisenhower. Improvvisamente la terra tremò.
-Cosa è stato? Bah, lasciamo perdere.
Ignorava che proprio in quel momento “The Gadget” esplodeva liberando la forza più potente mai controllata dall’umanità. Il suo pensiero era trovare un mezzo di trasporto. Anzi, prima ancora doveva chiudere un conto in sospeso ed ebbe un’idea per fare entrambe le cose.
-Oh, come mi sarebbe utile un’auto.
Raggiunse il palazzo dove aveva abitato per un anno e si chiuse al piano terra aspettando di vedere un’auto. La vide e alla guida il solito uomo vestito di nero. Parcheggiò e scese dal veicolo. O’Connor uscì dal palazzo e gli saltò addosso come un gatto fa con il topo.
-Ti ho preso!
-Lasciami, che vuoi.
-Voglio ringraziare.
-Cosa?
-Chi mi ha aiutato per tutto questo tempo? Voglio solo ringraziarlo. Dimmelo e ti lascio andare.
-Non te lo posso dire.
-Oh, così mi offendo.
Estrasse la pistola.
-Sono pronto a questo. Sparami.
-Ti lascio un po’ di tempo per pensarci, non ti dico quanto, al termine ti sparo.
-Passarono alcuni secondi. O’Connor non aveva alcuna intenzione di sparare. Sperava che la tensione lo facesse parlare.
-Il Fortunato.
-Non lo conosco.
-Ora lasciami.
-Certo, e digli che lo ringrazio, anche se non so perché lo ha fatto.
Lo lasciò. Salì nel palazzo a prendere un lenzuolo bianco e accese la macchina. Nella campagna liberò una risata di gusto.
-Grazie, Charles Luciano detto Lucky. Bel piano, veramente. Capisco perché Marshall non volesse parlarne. Se desideri tornare sulla retta via sarò felice di aiutarti. Anche se sei ancora troppo legato ai vecchi metodi. Se invece è solo un calcolo sai cosa ti aspetta. Chi lo sa, sempre fortunato come quella volta nel ’29. Fortunato ad aver avuto uno come Ike. Oh, lo ho chiamato Ike!
Spinse la macchina verso il sole che tramonta.

-Ike. Tra meno di una settimana entreremo a Berlino.
-Finalmente questa guerra finirà.
Il generale Eisenhower guardava il cielo come a invocare qualcosa che risolva un problema più grande di lui. Sospirò.
-Mi dispiace di non sapere cosa sia successo al signor O’Connor. Spero che non lo abbiano scoperto. Credo che la mia sia solo una vana speranza. La guerra è guerra. Chi partecipa non si ferma di fronte a niente.
-Capisco, generale.
-Signori, scusate: un’auto si è fermata di fronte al campo. E’ sceso un uomo e sventola bandiera bianca.
-Binocolo.
Eisenhower osservò nella direzione indicata ed ebbe uno slancio di gioia.
-O’Connor. Non ci posso credere, è proprio lui. Fatelo entrare presto. Fatelo riposare. Dopo voglio parlargli.

-Signor O’Connor, deve riposare.
-No, voglio parlare con Ike.
-Davvero incredibile, mi ha chiamato Ike.
-Ike, che bello rivederti. Non ha idea di quello che ho passato.
-Calmati, ora è tutto finito. Tornerai a casa.
-Kid sta bene.
-Ah, sì che sta bene. Ha fatto carriera sai?
L’entusiasmo di Eisenhower si perse lentamente.
-Ike. Cosa succede.
Eisenhower si sedette.
-Signor O’Connor, vorrei dirle che va tutto bene, ma mentirei. In America è stato fatto esplodere il primo ordigno nucleare del mondo. Per valutare i danni era stata costruita una cittadina da colpire. Ebbene, dopo un solo colpo non è rimasto altro che cenere. Sono preoccupato. Quell’arma non deve essere usata, non ora che abbiamo vinto.
-Davvero è così potente?
-Tanto da chiamarla “il potere degli dei”. Una guerra combattuta con quell’arma distruggerebbe il pianeta. Questa è l’idea che mi sono fatto dalle comunicazioni che ho ricevuto. Quando arriverò a Berlino invierò delle lettere. Mi dispiace dirlo, ma Kid è dentro questa storia fino al collo.
-Bisogna fermarli.
-Finalmente qualcuno che capisce. Ormai senza Roosevelt sembra che ognuno faccia ciò che vuole.
-Cosa è successo a Roosevelt?
-E’ morto. Ora riposati. Ci aspetta ancora un grande lavoro.
-Non immagini quanto. Vai in Polonia e guarda con i tuoi occhi.

-Non fate nulla, vi prego. Sto arrivando. Aspetta Kid.

-Inviate questa lettera al Pentagono.
-Sì, generale.

-Quanto manca ancora?
-Ma di che si preoccupa? La guerra è finita.

-Enola Gay sul ponte. Prepararsi al decollo.

-Signor O’Connor, saremo a New York tra un’ora.
-Spero non sia troppo tardi.

-C’è nebbia, non riesco ad individuare il bersaglio.
-Va bene, Kid. Trova un modo o un obbiettivo alternativo.

-Agente O’Connor del Dipartimento della Difesa, mi serve un telefono!
-Documenti.
-No! Non posso fermarmi così! Vi prego è urgente! Chiedete al generale George Marshall!

FIII.

Continua…

Giuliano Giunta

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