Ritorno al Pentagono

Riassunto: O’Connor e Kid hanno salvato la portaerei USS Columbia da un attacco tedesco insieme ad un inaspettato aiuto da parte di navi italiane. Questo aiuto insospettisce O’Connor che riesce ad incontrare Eisenhower. Il generale sostiene di non sapere perché gli italiani abbiano compiuto quell’azione. Prima di tornare al Pentagono O’Connor scorge dei figuri vestiti di nero su una di quelle navi.

-Buongiorno.
-Traditore.
-Prego?
-Tu non vuoi far vincere il tuo Paese!
-Cosa è successo?
-La Kraken è affondata.
-Il mio piano è fallito dunque. Dobbiamo trattare. Non possiamo continuare.
-Io non tratterò. Possiamo ancora vincere.
-Guardi in faccia la realtà. Fallo per il popolo.
-Erwin, esca da questa stanza.

-Ora sto dormendo. Dove sei?
“Quanta fretta. Che problemi hai?”
-Ora tu mi dici chi sei e che ci fai nella mia testa o la pagherai.
“Ma se non riesci nemmeno a capire dove sono. Qui si fa con le mie regole, quindi se vuoi un aiuto parli con rispetto.”

O’Connor e Kid camminavano per i corridoi del Pentagono. Come sempre O’Connor aveva dormito per tutto il viaggio. Non aveva parlato a nessuno della voce che sentiva nella sua testa, nemmeno con Kid. Immerso nelle sue riflessioni si accorse come il suo lavoro al Dipartimento della Difesa gli aveva ricordato il figlio e la moglie morti. Doveva riacquistare la sua vita. Non poteva continuare con la sua assurda dedizione al lavoro. Gli passò davanti il generale Marshall, ma non se ne accorse. Kid lo svegliò dai suoi pensieri ricordandogli del rapporto. O’Connor chiamò Marshall.
-Generale.
-Signor O’Connor, che piacere.
-Sarò lievemente brusco, ma non devo parlare di cose piacevoli.
Marshall divenne serio: -Che problemi ci sono?
-Durante il mio lavoro ho visto tanti, troppi uomini vestiti di nero. Eisenhower dice che sono suoi uomini, lo ha detto anche al presidente, ma ho motivo di sospettare che non sia così.
-Calma. Cerchiamo un luogo tranquillo, quello che mi dice è serio.
Andarono in una delle stanze riservate ai colloqui, dove nessuno poteva sentirli.
-Mi dica: perché questi personaggi la turbano?
-Il primo ha tentato di uccidermi, il secondo mi ha salvato la vita e il terzo mi ha ostacolato nel mio lavoro. Ma non è tutto: Ne ho visti due su una nave italiana che ha partecipato all’affondamento di una nave tedesca.
-Ohibò, gli italiani hanno cambiato fazione? Ike non mi ha avvisato. Va bene che gli ho lasciato il pieno controllo sull’Atlantico, ma dirle le cose che ci organizziamo.
-Io penso che questi uomini in nero siano individui a parte che cercano di ottenere qualcosa, ma prima devo chiederle: avete servizi segreti?
-Certo, ma rispondono direttamente a me. Io non ho autorizzato nessun intervento in territorio o acque americane. Senta, la questione è pericolosa e se lei è d’accordo la lascerei a riposo almeno fino al ritorno di Ike. Ufficialmente sarà un poliziotto comune, ma avrà ancora accesso a tutto il Dipartimento. Le va bene?
-Generale, ma voi mi avete convocato qui. Pensate che non possa sopportare il lavoro?
-Non è questo il punto. So che lei è un acuto osservatore e se Ike sta progettando qualcosa voglio che lei sia innanzitutto vivo, poi il resto si vedrà,
-Allora mi va bene, m indagherò su questi fatti.
-Da poliziotto comune.
-Certo.
Si congedarono. Marshall tornò alle sue cose mentre O’Connor decise di fare visita a tutti i soggetti incontrati dal sui primo incarico. Kid ebbe l’autorizzazione a partire con lui. Passarono mesi senza che i due riuscissero a scoprire niente. O’Connor non sentì più la voce. Pensò che ciò che sentiva fosse solo il suo senso del giusto che lo guidava, ma era strano il fatto che quell’entità sembrasse avere una personalità e che sembrasse voler parlare con lui.

-Erwin. Vogliamo ucciderlo.
-Come prego?
-Il nostro Paese non può più continuare con quel pazzo. Abbiamo perso troppo, le nostre armi non fermano più i nemici. Dobbiamo fermare tutto. Sei disposto a toglierlo di mezzo?
-Toglierlo di mezzo sì, ma non posso fare un attentato. Solo toglierlo di mezzo.
-Mi fido di te.
-Complimenti, mi hai imbrogliato.
-Dovevo capire le tue posizioni o ci avresti fatti ammazzare tutti.

O’Connor camminava in uno dei corridoi del Pentagono, seccato. Non sapeva cosa fare per andare avanti: il capostazione era morto, non poteva parlare con il presidente e tutto ciò che volesse fare richiedeva troppe spiegazioni che non poteva dare. Si sedette ad un tavolo lasciato momentaneamente senza controlli per riposare. Si grattò la testa e sbuffò. Guardò fisso il telefono sul tavolo, gli diede dei colpetti per il nervoso e sbuffò di nuovo.
-Oggi è il mio compleanno, ma sembra che non debba succedere niente comunque. E sì. Felici quarantasei anni a me.
Sbuffò. Alcuni secondi e il telefono cominciò a ringhiare.
-D’accordo, qua ci sono solo io. Pronto?
Rispose una voce dall’accento duro. Non capiva cosa stesse dicendo.
-Pronto? Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Mi sente?
-Sì, chiedo scusa. Dovrei parlare con il generale Marshall.
-Lei chi è?
-Sì, mi scusi. Feldmaresciallo Erwin Rommel del Terzo Reich detto Volpe del Deserto. Posso parlare con il generale Marshall?
Sì agitò non poco. Fece chiamare Marshall. Sapeva che quella chiamata avrebbe potuto dare una svolta decisiva alla guerra.

Continua…

Giuliano Giunta

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