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“Un hot dog e una bottiglietta d’acqua naturale, grazie.” dissi.
“L’acqua la vuoi naturale o frizzante?” mi chiese il barista.
“Naturale.”
“Arriva subito.” disse sorridendomi.
Il bar era praticamente vuoto, libero dalla confusione dell’intervallo. Marzio era seduto su una sedia di plastica davanti ad un tavolo pieno di briciole.
“Dirigo questo giornale da tre anni.” disse Marzio verso l’orologio, “Vuoi anche insegnarmi come si scrive? Io faccio il mio lavoro e tu fai il tuo, ok?”
Dall’orologio uscì uno strano suono, simile ad una interferenza. Probabilmente era un sistema per impedire ad altre persone di ascoltare quella chiamata. Marzio annuì.
“Facciamo il botto, te lo assicuro.” disse, “Ancora qualche informazione e l’articolo sarà pronto. 500 visualizzazioni in meno di 24 ore, ne sono certo. Più di quelle del primo direttore del giornale. Ora devo andare, resuscita ogni tanto.”
Presi il mio pranzo e mi sedetti al tavolo di Marzio. In quel momento arrivò anche l’Ingegnere.
“Il nostro tecnico è arrivato.” annunciò il barista, “Cosa ti preparo?”
“I miei ringraziamenti a te porgo, ma per mangiare qui non giungo.” rispose.
Si diresse verso di noi, chinò lievemente la testa e si sedette su una sedia. Guardò il suo orologio e sorrise.
“Come si sente oggi?” chiese Marzio.
“Della mia salute, caro direttore, lamentarmi non posso” disse, “Lei?”
“Bene, io e Settimo stiamo scoprendo dei particolari interessanti sulla sparizione degli studenti.” rispose Marzio appoggiando un orologio da polso nero sul tavolo.
“Aggiorni dunque la persona mia.” disse indicando l’oggetto.
Marzio accese l’orologio. “Luca, ti offro un lavoro nella mia libreria. Non dovrai fare nulla, io dirò alla scuola che stai lavorando qua e loro scaleranno le ore dal tuo orologio. Farai un figurone all’esame, te lo assicuro. Ti presenterai dopo aver fatto cento ore in libreria. Penseranno tutti che sei un ragazzo studioso e amante della cultura. Ti piace come idea?” udimmo, poi l’orologio si spense.
“È tutto.” disse Marzio.
“Che fine ha fatto Luca?” chiesi.
“Egli all’occhio nostro fantasma divenne.” disse l’Ingegnere scuotendo il capo.
“Già, non si fa vedere da molto tempo.” sospirò Marzio, “Anna è disperata, così come i genitori del ragazzo.”
“In quanti sono spariti?” chiesi.
“Più della metà degli studenti.” disse Marzio, “Solo Luca ha lasciato tracce. Ingegnere, lei cosa ne pensa?”
“I giovani la più corta via percorrer vogliono. La cieca fretta guida loro laddove indietro dalla nostalgia mossi si mira.” disse l’Ingegnere, “Questo, onorevole direttore, è il pensier mio.”
“Illuminante.” disse Marzio sorridendo, “Dopotutto, è proprio questo che allontana l’uomo dalla cultura, strada lunga e impervia.”
Non mi erano chiare le parole dell’Ingegnere, mentre Marzio sembrava capire tutto. Sembravano amici, anche se si davano del lei e mostravano grande stima e rispetto reciproci.
“Mi voglia perdonare, ma devo partecipare ad un’intervista con Settimo.” disse Marzio.
“Per esperienza l’impegno tuo capisco.” disse l’Ingegnere alzandosi in piedi, poi fece un piccolo inchino e uscì dal bar della scuola.
“Farai tu le domande, Settimo.” bisbigliò Marzio, “Io starò qui per conoscere in anteprima il progetto della 4B.”
“Va bene.” dissi addentando il mio hot dog, “Quando iniziamo?”
“Perché non è ancora arrivato?” si chiese Marzio ad alta voce, “Siamo rimasti in pochi in questa scuola, e molti di questi sono dei ritardatari. Che fortuna, eh?”
“Eccomi.” disse un ragazzo entrando di corsa nel bar, “Scusate per il ritardo.”
“Non ti preoccupare.” dissi, “Iniziamo.”
Iniziai a registrare con l’orologio e lessi la prima domanda: “Presentaci il tuo progetto.”
“Poi penserete voi a sistemare le frasi, vero? Quando parlo non penso molto alla concordanza con i verbi e cose simili.” disse il ragazzo.
“Certo.” disse Marzio.
“Allora.” iniziò il ragazzo, “La nostra start-up si chiama ‘Orologeria 2.0’ e nasce grazie al progetto di ‘Impresa in Azione’, la quale permette a noi studenti di aprire una piccola azienda in un periodo limitato di tempo.”
“Interessante.” commentò il barista sottovoce.
“La nostra attività consiste nel distribuire nuovi software compatibili con gli orologi scolastici. Ad esempio, un software permette di effettuare videochiamate, mentre un altro fa leggere all’orologio alcuni testi. Quest’ultimo può essere utile per ripassare senza dover affaticare la vista.” continuò il ragazzo, “Quest’ultima parte fa schifo, non mettetela nell’articolo.”
“No, anzi, è interessante. Al limite facciamo qualche piccola modifica.” disse Marzio sorridendo.
“Lo pensi davvero? Bene, allora riprendo da dove mi ero fermato.” disse il ragazzo, “Oltre a distribuire software, vendiamo anche piccoli strumenti che possono agganciarsi all’orologio, come uno schermo componibile o un piccolo tergicristallo per pulire il vetro. Tutto ciò è già acquistabile vicino alla Sala Insegnanti, dove la mia classe, la 4B, ha messo uno stand.”
“Perfetto. Seconda domanda: come vi è venuta questa idea?” dissi.
“In realtà volevamo fare una cartoleria, ma è molto più comodo l’orologio della carta. Così abbiamo pensato a ciò che poteva migliorarlo e renderlo completo.” disse, “Non scrivetelo sull’articolo, ma è anche per farci qualche soldo. Non penso che ce la faremo, comunque noi ci proviamo.”
“Ultima domanda: perché i ragazzi della scuola dovrebbero comprare da voi?”
“Perché tutto ciò che offriamo è utile alla vita dello studente, in molti casi agevola il lavoro e in altri aggiunge funzionalità eccezionali. ‘Orologeria 2.0, l’ultima frontiera dello studio!’” disse, “Niente, fa schifo come slogan. Non mettetelo nell’articolo.”
“A me piace.” ammisi.
“Anche a me.” annuì Marzio.
“È molto bello.” disse il barista, “Perché non ti piace?”
“Non so.” disse il ragazzo, “In effetti, non è poi così male.”
“Va bene, ti avviseremo quando l’articolo sarà pronto per la pubblicazione.” annuì Marzio.
“Bene, ora devo andare.” disse il ragazzo alzandosi in piedi, “Arrivederci.”
Uscii dal bar con Marzio. “Adesso dove vai?” mi chiese.
“Vado al Bar dei Libri, in centro.” dissi.
“Bel posto, ci vado ogni tanto con Elena.” disse Marzio sorridendo, “Amiamo entrambi la letteratura straniera. Il nostro scrittore preferito è Albert Camus, lo conosci?”
“Sì.” dissi, “Noi stiamo leggendo un libro di Khaled Hosseini.”
“Fammi indovinare.” disse, “State leggendo Mille splendidi soli.”
“Già, come facevi a saperlo?” chiesi.
“È stato il primo libro di cui abbiamo discusso insieme, io ed Elena.” disse, “Anche se il nostro romanzo preferito è La peste.”
“Non l’ho mai letto.” ammisi, “Un giorno lo leggerò.”
“Ti lascio andare.” disse Marzio uscendo dalla scuola, “Ricordati di quello che ti ho detto ieri.”
“Certo.” annuii.
Mi voltai e vidi l’Ingegnere appoggiato ad una colonna. Stava guardando l’orologio. “A te, che la retta via hai perduto, che con passo incerto vai camminando, il meglio voglio augurare.” disse sottovoce.

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